L’eroe

Merli di ossa protetti da cani guardiani abbracciano l’indaco cielo. Memoria di battaglie italiane.
E’ cupo e pesante il ricordo voluto dal Vate. Estraneo alle sue carnose parole. Passato dal tempo.
Lassù nel silenzio bianco riposa la vista urtata da tanta buia abbondanza. E guarda il desolato giardino mentre io seduta sulla morte passo oltre e mi abbandono al verde lago.

l’arrivo della morte

Come candela foca vo’ spegnendomi di fiamma irsuta.
Nulla io posso al venticello teso che di mi vita spira il solar calore.
Immobile ancor viva assisto allo spegner mio ed all’altrui fiorire.

Nebbie

Evapora il mondo nella nebbia di laguna
costringendo il passo tra le braccia di meccaniche memorie.
Il tallone s’alza e nell’aria si fa futuro
mentre tutto intorno e’ un respiro d’infinito.

occhi

Ho visto i tuoi occhi
riflessi umidi di fatica.
Dove sei finita vita?
Poi accendi un sorriso
imbiancato di vecchiaia 
e io ti riconosco.
Tu sei me.

Impronte

Impronte di vita regalate al meriggio aspettano scarpe di un poco cresciute; nel frattempo rendono lo spazio vuoto culla delle loro ridenti corse.

Tempo

Mamma cos’e’ il Tempo?
E’ l’ Eterno che passeggia amore.

L’albero di Melograno

La tua tonda chioma, a giardino d’infanzia, abita la mia memoria.
Dietro al cancelletto sbuffi di carne arancione macchiano a fresco l’aria torrida del meriggio lontano,
ma sono le tue caduche impronte sul terreno che io calpesto nel luogo del ricordo.
Fiore sempre amato,
giace il mio pensiero sotto ai tuoi rami dove i volti familiari il tempo riguarda. E mi riposo immacolata.

Ancora oggi, presente ai miei occhi, tu mi parli del tempo felice che non so più incontrare,
bosco cresciuto in sull’aiuola ove cani erranti corrompono la noia della città bordata.
Io cammino la terra arida ove ristagna il desiderio e ripenso il tempo in cui la tua ombra verde allungava in me frescura.
Fiore sempre amato,
regali la tua abbondanza al tempo avaro e stai mentre il resto va.

Infinito

Nutrimi di infinito e saro’ tua.

Noia

Contenitore del tuo vuoto mi cerchi.
Errante in una vita vacua.
Musa non ti sono.
Lascia e vai…

Stanchezza

Immobile la foglia cala nel mondo chiuso, ma non risuona.
Poi, un refolo di vento la smozzica in parti spingendola tra le voci del mondo.
Così oggi riposa adagiata dentro a quel pentagramma che s’accende in sacra sinfonia.
Lei, tra le note, vola via, piccolo punto nero.