Valerio
Non sono più il tuo confine, un passo e sei andato oltre. Vivi, mio amore; io guardo.
Non sono più il tuo confine, un passo e sei andato oltre. Vivi, mio amore; io guardo.
Davanti all’abisso stanno le amiche schierate. Amazzoni guardiane. Lanciano dardi infuocati per facilitarmi la discesa alla vita. Io mi giro, sorrido e vado.
La mia carne e’ piatto della furia nera. Mi divora vorace e incontinente. Ma di Achille l’animale porta il tallone; là, incastrata tra le sue carie, ha una perla bianca. Virile e’ la tua mano seduta al fianco della mia fragilità. Io entro nei tuoi occhi mi stendo e dormo. Il mostro non sa usare gli stuzzicadenti ….
L’occhio sfiora il lenzuolo blu ramato a bianco. Tra le sue pieghe vive nascosta l’improvvisa sensazione di quel corpo nudo che sfama la carne non paga. I piedi affondano nella pozza bagnata dalla sorgente di ogni voluttà. E’ un ricordo che spinge all’abisso e non c’è fune. Ancora.
Ti accarezzo realtà della potenza che possiedi. Giudice mi hanno marchiata per non riconoscerti i tuoi natali. Ma a me sei compagna di vita cruda e non temo il tuo nome.
Interminabili secondi mancanti di intenzione ed azione sono i giorni spesi senza vita. Le mie forme si fanno piatte e insensibili al respiro. In questa immobilità mi appari, cubo potente e vincitore mentre come un dado primordiale riempi la mia carne. Così ti imparo vita.
Sei decisa donna, sei bella donna, sei indipendente donna, sai vivere nel mondo e scegliere donna, ma ancora ti capita di attraversare una porta e venir chiamata zoccola. Gli occhi di carne maschia mangiano le tue curve piatte ma l’intestino maschio non sa digerire le tue rotondità. Questa digestione è priva di enzima!
Ricordo quando bambina correvo libera nei campi che sapevano di fiore. Era un passo camminato per sempre, che allora si chiamava spensieratezza. A volte mi colpisce una vista o un odore ed io mi ritrovo per un attimo a snodare l’oggi beata come nella mia infanzia.
Non esisteva ai suoi occhi. Poi sentì calore. Era la carne maschia d’improvviso infiammata da un ricciolo. Lei si girò a scaldarsi, ma si attizzò. L’assenza divenne, così, ingombrante presenza che riempiva parole e sguardi. Ora bisognava vivere.
Ho scoperto che il tempo pesa. Tra mille attimi vissuti, alcuni hanno gravità diversa perche’, seppur normali, escono dall’ordinario e regalano sintonia che unisce indissolubilmente. Come due orologi, nel tempo di una chiacchiera, collimiamo là dove solo madre e figlio sanno perdersi nel profondo dell’amore.