Siena

Qualunque porta tu usi per entrare nella città di Siena sei posto davanti ad un bivio; oltre i limitari ci sono sempre due strade tra cui scegliere, la nostra scelta era tra la Via del Paradiso che sale e la Via della Sapienza che scende. Noi, essendo figlie di Eva ed amando mangiare dagli alberi della conoscenza, abbiamo imboccato la via verso l’inferno con la spensieratezza di chi ha una città da guardare e non altro da fare. È stata un’ottima scelta perché circa a metà del cammino abbiamo trovato l’oggetto del nostro cercare: una dimora incastrata tra scale e muri con un piccolo ponte che saltando la pubblica via finisce in un giardino nascosto, intimamente incastonato tra alte case e muri antichi, e carico di cachi non ancora del tutto maturi. Lì abbiamo sostato riempiendoci gli occhi di tanta città. E sì, Siena ti strega di medioevale. Qualunque sia l’ora! Il nostro sabba è avvenuto la notte, forse perché non siamo del tutto figlie di Eva…. Siena è rossa, buia, ma ogni tanto si incendia di luce e nella luce il medioevo torna a vivere…. Gli edifici della prima banca al mondo che illuminano la loro piazza dell’antica magnificenza, purificando col loro biancore studiato le nefandezze dell’ultima gestione…. La torre che appare dal nulla se solo alzi gli occhi al cielo…. Se poi lasci andar la memoria, riesci a vedere piazza Del Campo che con le piogge diventa un’enorme fontana che si inghiotte le proprie acque riempiendo i vestiti di fango; mentre col tempo clemente è il palcoscenico in discesa delle nove nobili famiglie che la sera, secoli or sono, facevano foggia dei loro abiti camminando su e giù, ognuna chiusa nel proprio spicchio di piazza, ma tutte con la schiena ritta a gareggiar con l’altezza della propria torre che semplicemente stava, là da qualche parte in città. Camminando per le strade curve ogni tanto i palazzi si accendono a giorno e, poiché il guardare è dolce, antichi saggi hanno adornato i muri di tali dimore con panche marmoree. C’è una panca nella città da mozza fiato, è quella di fronte al Duomo, ove, se hai l’onore di sederti lì quando il Duomo la notte si incendia, finisce che ti perdi nella sua luce bianca che brilla ancora più forte quando si sposa al nero da sempre suo compagno di vita. Mentre stai lì seduta a rimirare quel ben di Dio, oppure semplicemente la vita perché c’è, magari ti viene da pensare: “ ma guarda tu che Bischeri son stati ‘sti Senesi a costruir tal meraviglie….” In realtà, tu non lo sai, ma è proprio così, infatti era la famiglia Bischeri che raccoglieva le tasse da destinare alla costruzione degli edifici e tanti ne ha fatti, ma quando si è trattato di finire il Duomo, qualcosa è andato storto nei conti e le cene han superato le tasse così il Duomo è rimasto orfano della navata centrale; ma l’architetto, che prima di fare vede, ebbe un’idea e rese il transetto l’intera chiesa così che noi oggi possiamo sederci e rimirarla la notte. I bischeri, oltre alla loro bischerata, ci hanno lasciato delle splendide architetture ed un luogo a mezzo sacro che oggi, era senza credenze, ospita un gran parcheggio; però, se tu guardi la città di lontano, lo vedi quel chiesone con il suo vuoto e non puoi non pensare che forse i Bischeri l’han fatto apposta!
Noi Lasciamo la notte tutta in fervore per il palio straordinario che riempie le strade. Si è state Ocaiole assieme all’intera contrada in queste ore.